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Amici lettori, oggi parleremo dei prodotti  Mutui della banca BNL.
Principalmente ci sono 5 soluzioni di mutuo che BNL propone ai clienti e anche in questo caso il richiedente del mutuo deve valutarte bene le proposte di ogni singola soluzione.

Vediamoli un po’ più da vicino:

Mutuo Spensierato BNL é il classico prodotto a  tasso fisso con rata costante e quindi una sicurezza per chi ha delle entrate fissemensili e non vuole sorprese per non stravolgere il bilancio familiare. Il mutuo spensierato BNL è finalizzato all’ acquisto, alla costruzione, al completamento o alla ristrutturazione della tua casa. Copre fino all’80% del valore dell’ immobile e può prevedere una durata di rimborso fino a 40 anni.

Il mutuo Futuro Sereno BNL  è un prodotto a tasso fisso. La particolarità di questo mutuo e che l’ammortamento delle rate e decrescente, quindi si inizia con rate abbastanza cospicue per poi diminuire nel tempo. Il mutuo Futuro Sereno BNL può essere preso in considerazione per chi ha un reddito che varia.

Mutuo Affitto Più a Tasso Fisso è il prodotto adatto a chi desidera pianificare con precisione il bilancio familiare.
Alla certezza del tasso fisso e della durata del finanziamento, questa forma di mutuo associa l’ attuazione di un particolare piano di rimborso che prevede incrementi quinquennali dell’ importo della rata.
E’ un mutuo indicato per chi desidera partire con una rata di importo più contenuto, prevedendo di poter sostenere rate di importo più elevato negli anni successivi.

Mutuo Affitto Più BNL a tasso variabile è un mutuo a tasso variabile e rata predeterminata che prevede un piano di rimborso con incrementi quinquennali dell’ importo della rata.
E’ un prodotto adatto a chi preferisce il tasso variabile ma vuole la certezza di una rata che cresce in base ad un piano predefinito nel contratto.
Il piano di rimborso prevede una rata costante per i primi 5 anni, calcolata sulla base del tasso variabile vigente alla stipula del contratto. Per le rate successive, ogni 5 anni, è previsto un incremento già definito nel contratto.
L’ obiettivo è quello di offrire al cliente la possibilità di pagare meno interessi, anticipando la restituzione del capitale attraverso l’incremento quinquennale della rata.
Per queste caratteristiche, Mutuo Affitto Più può determinare impatti positivi sulla durata del finanziamento o sull’importo della rata finale, anche in caso di andamento non favorevole dei tassi di interesse.
Mutuo BNL 2in1 è un prodotto di finanziamento a tasso misto, per le prime 24 rate mensili a tasso variabile, indicizzato al tasso Euribor a 1 mese e per il restante periodo (a partire dalla 25ma rata per tutta la durata del rimborso) a tasso fisso, bloccato al momento della stipula del contratto di mutuo.
Copre fino all’80% del valore dell’immobile e può prevedere una durata di rimborso fino a 40 anni (per i mutui superiori ai 30 anni, importo massimo erogabile 250.000 euro e solo per acquisto prima casa).
Il tasso variabile e il tasso fisso insieme rappresentano una soluzione adatta a soddisfare le esigenze di chi oggi preferisce un finanziamento a tasso variabile, per la particolare convenienza del momento, ma non vuole rinunciare alla sicurezza e alla tranquillità di conoscere l’impegno da sostenere nel lungo periodo.

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Spesso i lettori chiedono chiarimenti sulla differenza tra il tasso euribor e il tasso BCE. Il tasso Euribor è un indicatore delle aspettative del settore bancario, In particolare, l’andamento dell’Euribor può indicare anche la fiducia/sfiducia all’interno del sistema, con le banche che tenderanno a prestarsi i soldi ad un tasso più elevato se iniziano ad avere dubbi sull’affidabilità della controparte. Normalmente, l’Euribor dovrebbe essere leggermente più alto del tasso BCE: i motivi sono principalmente 3: 1. le banche si aspettano che i tassi della BCE subiscano variazioni; 2. le banche si fidano meno l’una dell’altra, quindi si applicano tassi più alti; 3. si ha un aumento della domanda di prestiti interbancari, per problemi di liquidità delle banche

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Tra le professioni più hot di questo scorcio di millennio ci sono sicuramente quelle legate all’ambiente, al dorato ambiente verrebbe da dire, della finanza. Intorno al questo mondo ruotano diverse professionalità quali possono essere, solo per dirne alcune, il trader, il broker, il promotore finanziario ed il consulente finanziario. Le offerte di lavoro per promotore e consulente finanziario sono sempre, nonostante la crisi, numerose.
Ma andiamo ad osservarle un po’ più da vicino. Le due figure, quelle relative al promotore e consulente finanziario, molto frequentemente vengono confuse, quando non assimilate. In realtà, pur essendo abbastanza simili, esse hanno funzionalità diverse. Per esercitare la professione di promotore finanziario occorre superare un difficile esame regionale per l’abilitazione.

 Per diventare consulente finanziario serve invece il conseguimento di un diploma di scuola superiore e inviare, dopo aver compilato un apposito modulo, una raccomandata alla Banca d’Italia e aspettare che la stessa assegni al richiedente un numero di iscrizione al ruolo (tuttavia, con le nuove normative che regolamentano questo lavoro, anche per diventare consulente, bisogna sostenere dei corsi e fare un esame per il conseguimento dell’ abilitazione alla professione).
Se passiamo ad analizzare le funzionalità ci accorgiamo che esistono delle differenze sostanziali, ma è bene dire che spesso, approfittando dello smarrimento e della superficialità degli utenti nei confronti della finanza, la stessa persona esegue entrambi i ruoli. Il Promotore ha il compito di collocare i prodotti finanziari e utilizzare i principali strumenti finanziari, mentre il Consulente finanziario dovrebbe limitarsi a consigliare il cliente per quel che riguarda finanziamenti e mutui. Più generalmente, il Promotore finanziario è un soggetto abilitato alla raccolta (investimenti) del denaro per conto di SIM e/o Banche ed al collocamento di prodotti di investimento, mentre il Consulente finanziario si dovrebbe occupare solo di erogazione (prestiti e mutui). [More]

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Arriva IL “mutuo sostenibile”: oggi in giunta regionale passano le delibere che allargano il diritto e la possibilità ad aver una casa, una rivoluzione che cambia per sempre l´accesso all´edilizia agevolata. L´ha voluta l´assessore alla Casa Mario Di Carlo, d´accordo con il vice presidente Esterino Montino, che ha trasformato il tipo di finanziamento fatto a chi deve aggiudicarsi un alloggio. È cioè: la Regione non erogherà più agli aventi diritto i 15 mila euro a fondo perduto per l´acquisto di un appartamento, come ha fatto fino ad ora, ma concederà un mutuo agevolato di 100 mila euro all´1 per cento d´interesse. La rata sarà sempre la stessa: ad esempio 316 euro al mese per trent´anni per una casa di 50 mq, che possono essere o l´affitto o la rata mensile per l´acquisto, con un anticipo di 10 mila euro che a chi non acquista verrà restituito. Un “canone sostenibile”, un “mutuo con lo sconto”.

Il provvedimento è diretto al ceto medio, professori, funzionari, impiegati, persone con un limite di reddito di 47 mila euro lordi l´anno. Era diretto a loro il “bando regionale 355 del 2004″ che prevedeva una graduatoria di 5700 famiglie che avevano diritto ad una casa di edilizia agevolata. Però il bando, dell´allora giunta Storace, non era mai decollato. «Di Carlo è diventato assessore nel 2008, e sul 355 c´era un problema insormontabile che riguardava le banche» spiega Montino. Che aggiunge: «Poiché si trattava di un programma straordinario di edilizia residenziale pubblica per gli affitti, le banche, pur con il contributo da parte delle Regione per l´abbassamento del tasso d´interesse, non erogavano i finanziamenti agli imprenditori o alle cooperative poiché non potevano accendere l´ipoteca sull´immobile. E tutto si fermava davanti a questo ostacolo. Ora l´abbiamo superato».

Il bando muove fondi record, programma 4500 nuove case in affitto permanente, oltre a 10.500 alloggi in edilizia agevolata a Roma, e 6 mila nel Lazio. Dimenticato dal 2004. «Ho fatto di tutto per sboccarlo – sottolinea Di Carlo – non accettavo che il sistema creditizio si rifiutasse di erogare i fondi per la costruzione di queste case». La vecchia regola dell´erogazione dei mutui bancari, che venivano poi pagati dai costruttori con la riscossione degli affitti, non era vincente. Di Carlo ha così introdotto nel bando la possibilità di riscatto, una forma intermedia tra affitto e proprietà: chi vuole compra, chi non vuole rimane in affitto. E la Regione entra in ballo ancora una volta.

«Se qualcuno non compra, al suo posto acquista la Regione attraverso l´Ater – dice ancora Di Carlo – e questo consente alle banche di avere tutte le garanzie per erogare i mutui ai costruttori i quali, una volta realizzate le case, non sono legati a questo investimento per trent´anni perché devono ricevere gli affitti ma incassano il pagamento totale e possono investire altrove». Il meccanismo è semplice: attraverso l´holding regionale Sviluppo Lazio vengono attivate le garanzie verso gli istituti di credito che erogano il mutuo per la costruzione degli alloggi. La Regione garantisce le banche per gli inquilini, prima affittuari poi potenziali acquirenti, e questo sblocca il fondo di 500 milioni di euro stanziati.

«Con le delibere viene introdotto il concetto di “canone sostenibile” per l´edilizia abitativa – conclude Montino – Gli inquilini potranno decidere se diventare proprietari al termine del pagamento del mutuo, dopo 30 anni, oppure decidere di rimanere in affitto. Per procedere alla realizzazione dei 4500 alloggi a Roma ora mi auguro che il Comune individui tutte le aree in tempi brevi».

Fonte: La Repubblica

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Indice armonizzato
Nell’area dell’euro l’inflazione al consumo è misurata sull’indice armonizzato dei prezzi al consumo, spesso indicato con la sigla “IAPC”. Il termine “armonizzato” significa che tutti i paesi dell’Unione europea adottano la stessa metodologia. Ciò assicura la comparabilità dei dati dei diversi Stati membri.

L’inflazione, la stabilità dei prezzi e la BCE
Il compito principale della BCE è mantenere la stabilità dei prezzi, che secondo la sua definizione corrisponde a un tasso di inflazione sui 12 mesi misurato sullo IAPC inferiore ma prossimo al 2 per cento in un orizzonte di medio termine. Approfondimento sull’importanza di preservare la stabilità dei prezzi (in inglese)
Comparabilità tra paesi
Prima dell’avvento dell’euro ciascun paese calcolava l’inflazione in base alle proprie metodiche e procedure nazionali. L’introduzione della moneta unica ha creato l’esigenza di disporre di uno strumento di misurazione dell’inflazione per l’intera area dell’euro, senza lacune né sovrapposizioni e in modo da assicurare la comparabilità tra i paesi. Lo IAPC, basato su una serie di standard giuridicamente vincolanti, risponde precisamente a tale esigenza.

Il peso delle voci considerate nello IAPC
L’impatto della variazione di un singolo prezzo sullo IAPC dipende dall’importo speso in media dalle famiglie per il relativo bene o servizio.
Esempio 1: il caffè (insieme al tè e al cacao) ha un peso dello 0,4%; qualsiasi variazione di prezzo non avrà quindi un impatto considerevole sullo IAPC complessivo.
Esempio 2: la benzina (insieme ad altri combustibili per autoveicoli e lubrificanti) ha un peso del 4,6%; ciò significa che, rispetto al caffè, la stessa variazione percentuale di prezzo avrà un impatto circa 10 volte superiore sullo IAPC.

Peso dei principali gruppi di beni e servizi compresi nello IAPCCome si calcola lo IAPC?
1.Rilevazione dei prezzi: ogni mese circa 1,8 milioni di prezzi vengono registrati dagli osservatori dei prezzi in oltre 200.000 punti vendita di quasi 1.600 città, piccole e grandi, nell’intera area dell’euro. In ogni paese sono rilevati mediamente i prezzi di circa 700 beni e servizi rappresentativi. Il numero esatto delle voci incluse nel campione differisce da un paese all’altro. Per ciascun bene o servizio vengono raccolti vari prezzi presso punti vendita differenti in diverse regioni. Esempio: la componente relativa ai libri tiene conto di varie tipologie di pubblicazioni (opere di narrativa, di saggistica, di consultazione ecc.) vendute nelle librerie, nei supermercati e da fornitori operanti in Internet. Altro
2.Ponderazione dei gruppi di beni e servizi: ai gruppi di beni e servizi viene assegnato un peso in base all’importanza che rivestono nel bilancio medio delle famiglie. Per assicurare che l’indice mantenga la sua rilevanza nel tempo e rispecchi le variazioni dei profili di spesa, i pesi sono aggiornati regolarmente. Il loro calcolo si basa sui risultati di indagini condotte presso le famiglie, alle quali si chiede di registrare le proprie spese. I pesi sono medie nazionali che riflettono la spesa di tutte le tipologie di consumatori (più o meno abbienti, più o meno giovani, ecc.). Altro
3.Ponderazione dei paesi: ai singoli paesi viene attribuito un peso in base alla rispettiva quota nella spesa per consumi totale dell’area dell’euro. Altro
Chi calcola lo IAPC…
… nei paesi? Ciascun paese dell’area dell’euro dispone di un istituto nazionale di statistica, che calcola il rispettivo IAPC.

… per l’area dell’euro? Ogni istituto nazionale di statistica invia i propri dati all’Eurostat, l’ufficio statistico delle Comunità europee, che quindi calcola lo IAPC per l’insieme dell’area dell’euro. L’Eurostat assicura anche la qualità dei dati nazionali verificando l’ottemperanza agli standard giuridicamente vincolanti. Per maggiori informazioni si consultino le pagine web dell’Eurostat sullo IAPC.

Fonte: BCE

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Se hai dei dubbi su chi ti finanzia o su chi ti propone un finanziamento, leggi questo articolo e poi fai una segnalazione  a: http://uif.bancaditalia.it/UICFEWebroot/
L’Unità di informazione finanziaria (UIF) rappresenta la Financial Intelligence Unit italiana, ovvero la struttura nazionale incaricata di prevenire e contrastare il riciclaggio e il finanziamento del terrorismo.

La UIF è stata istituita presso la Banca d’Italia il 1° gennaio 2008, ai sensi del decreto legislativo n. 231 del 2007 il quale, emanato in attuazione della Terza Direttiva antiriciclaggio, ha soppresso l’Ufficio Italiano dei Cambi, presso cui la Financial Intelligence Unit era precedentemente collocata. La UIF esercita le proprie funzioni in autonomia e indipendenza, avvalendosi di risorse umane e tecniche, di mezzi finanziari e di beni strumentali della Banca d’Italia. L’organizzazione e il funzionamento della UIF sono disciplinate con regolamento della Banca d’Italia.

Per prevenire e contrastare il riciclaggio e il finanziamento del terrorismo, la UIF analizza le operazioni sospette segnalate dagli intermediari finanziari e da altri soggetti a ciò obbligati, nonché ogni fatto che potrebbe essere correlato a riciclaggio o finanziamento del terrorismo. A tal fine essa acquisisce ulteriori dati dagli intermediari finanziari e dagli altri soggetti; si avvale del contributo delle autorità di vigilanza; coopera con le autorità e le forze di polizia competenti.

La UIF inoltre:

•svolge analisi e studi dei flussi finanziari, nonché analisi statistiche dei dati aggregati trasmessi su base mensile dai soggetti obbligati;
•collabora con le competenti autorità per l’emanazione della normativa secondaria, predispone indicatori di anomalia ed elabora schemi e modelli di comportamento anomalo sotto il profilo finanziario;
•svolge funzioni di controllo, anche ispettivo, come pure di avvio dei procedimenti sanzionatori nelle materie di propria competenza;
•coopera con le altre Autorità nazionali impegnate nel contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo e con analoghe FIU estere;
•partecipa ai lavori di vari organismi internazionali (GAFI, Gruppo Egmont) e comunitari (‘Piattaforma’ delle FIU comunitarie, Comitato per la Prevenzione del Riciclaggio e del Finanziamento del Terrorismo).

Fonte: Banca D’Italia

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 Incremento dei prezzi di ampia portata Nelle economie di mercato i prezzi di beni e servizi possono subire variazioni in qualsiasi momento: alcuni aumentano, altri diminuiscono. Si parla di inflazione quando si registra un rincaro di ampia portata, che non si limita a singole voci di spesa. In seguito a tale fenomeno un’unità di moneta (1 euro) consente di acquistare una minore quantità di beni e servizi; in altre parole, il valore reale dell’unità di moneta risulta inferiore rispetto al passato. Hai visto il mostro dell’inflazione? Guarda il nostro cartone animato sulla stabilità dei prezzi. Alcune variazioni di prezzo sono più importanti di altre Quando si calcola l’incremento medio dei prezzi si attribuisce un peso maggiore alle variazioni relative a beni e servizi per i quali i consumatori spendono di più (ad esempio l’energia elettrica) rispetto a voci di spesa meno significative (quali lo zucchero o i francobolli). Gli individui non effettuano tutti gli stessi acquisti Le singole famiglie hanno abitudini di spesa diverse: alcune possiedono un’automobile e mangiano carne, altre si spostano esclusivamente con i mezzi pubblici o seguono una dieta vegetariana. Le abitudini di spesa medie dell’insieme delle famiglie determinano il peso da attribuire ai diversi beni e servizi nella misurazione dell’inflazione. Nel calcolo dell’inflazione si tiene conto di tutti i beni e servizi consumati dalle famiglie, fra i quali figurano: ■generi di uso quotidiano (ad esempio alimentari, giornali, benzina) ■beni durevoli (ad esempio capi di abbigliamento, computer, lavatrici) ■servizi (ad esempio affitto dell’abitazione, servizi di parrucchieria, assicurazioni) Confronta il prezzo del paniere di spesa da un anno all’altro Tutti i beni e servizi consumati dalle famiglie nel corso dell’anno sono rappresentati dal cosiddetto “paniere”. Ciascuna voce di spesa contenuta nel paniere ha un prezzo, che può variare nel tempo. Il tasso di inflazione sui 12 mesi corrisponde al prezzo del paniere totale in un determinato mese rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

Fonte: BCE

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Inflazione

febbraio 22, 2010 | Comments | informazioni utili

L’inflazione percepita.

Dalle indagini condotte presso i consumatori emerge che questi ultimi spesso percepiscono un livello di inflazione superiore a quello effettivamente segnalato dagli indici di prezzo. Da cosa dipende quindi la percezione dell’inflazione? Una serie di studi accademici ha messo in luce che:

■Gli aumenti di prezzo attirano maggiormente l’attenzione rispetto ai ribassi e alle situazioni di stabilità e vengono anche ricordati più a lungo. Tendiamo invece a notare di meno prezzi stabili o in diminuzione, che hanno comunque un impatto nel calcolo del tasso medio di inflazione.
■Notiamo di più gli acquisti frequenti e in contanti: negli ultimi anni i prezzi di alcuni beni e servizi aquistati abitualmente hanno registrato aumenti superiori alla media, fra questi la benzina, il pane e i biglietti dell’autobus. Spesso prestiamo eccessiva attenzione alle variazioni di prezzo di queste voci di spesa quando pensiamo all’inflazione, che potremmo quindi essere portati a sovrastimare.
■Notiamo di meno gli acquisti poco frequenti e gli addebiti diretti: una quota considerevole del bilancio delle famiglie è destinata a beni e servizi acquistati con minore frequenza, ad esempio autoveicoli e vacanze. Vi sono inoltre pagamenti che spesso effettuiamo mediante bonifici automatici (addebiti diretti e ordini permanenti), ad esempio per l’affitto o la bolletta telefonica. Quando pensiamo all’inflazione tendiamo a notare meno questo tipo di spese e le relative variazioni di prezzo.
L’inflazione corrisponde alla media di un’ampia gamma di variazioni di prezzo

■Inflazione “personale”: l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC) si basa su un paniere medio di beni e servizi rappresentativo per tutte le famiglie. Tuttavia, quelle che risentono di livelli di inflazione superiori alla media potrebbero esserne maggiormente coscienti rispetto a quante beneficiano di tassi inferiori.
Esempio: se, rispetto ad altri beni e servizi, la benzina registra un rincaro notevolmente maggiore, i cittadini che si servono spesso dell’automobile possono percepire un tasso di inflazione superiore a quello misurato sullo IAPC poiché la loro spesa personale per la benzina è più alta della media. Quanti non utilizzano invece l’automobile, o ne fanno un uso limitato, saranno soggetti a una minore inflazione personale.

■I tassi di inflazione sono calcolati su base annuale, ma con la memoria risaliamo a un passato più remoto: in generale viene indicato il tasso di crescita dello IAPC sui 12 mesi (ciò significa che il livello generale dei prezzi in un determinato periodo di tempo, ad esempio gennaio 2009, viene confrontato con quello dello stesso periodo dell’anno precedente, in questo caso gennaio 2008), ma sulla percezione dei cittadini può incidere il ricordo dei prezzi di diversi anni prima. Su un periodo di tempo prolungato i prezzi tendono a registrare un aumento considerevole, anche se il tasso di inflazione sui 12 mesi è moderato. Se ad esempio il tasso di variazione dello IAPC è pari al 2%, dopo dieci anni il livello generale dei prezzi sarà aumentato di oltre il 20%.

■Variazioni di prezzo e differenze qualitative: spesso identifichiamo il cambiamento del prezzo di listino di un bene o servizio con l’inflazione, ma talvolta ciò coincide anche con una modifica della qualità. Per tenere conto di questo aspetto, nel calcolo dello IAPC si detraggono le variazione riconducibili a differenze qualitative.
Esempio: il prezzo degli autoveicoli può avere registrato un incremento, ma spesso i nuovi modelli includono caratteristiche di serie che prima venivano vendute come optional (ad esempio un sistema di navigazione satellitare, l’aria condizionata e gli airbag). In questi casi il rincaro è parzialmente dovuto al miglioramento della qualità, non soltanto all’inflazione. Se i prezzi degli autoveicoli sono aumentati in media, poniamo, del 5% ma l’incremento della qualità ha rappresentato l’1%, lo IAPC riflette un rincaro del 4% per questo genere di consumo

 

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